Dalle Borse all'economia reale
Adesso le banche potrebbero aumentare i tassi per le imprese
A giudicare dall’andamento delle Borse europee, la crisi dei debiti sovrani non risparmia più nemmeno i primi della classe (vedi Germania). Ma potrebbe riservare alle economie reali delle seconde file (vedi Italia), attraverso l’accresciuta incertezza sul mercato del credito, un trattamento perfino peggiore. Ieri la Borsa di Francoforte ha perso il 5,28 per cento, raggiungendo il livello più basso da due anni; e i listini del Vecchio continente hanno seguito senza troppi guizzi (Milano ha chiuso a meno 4,8 per cento).

In serata la cancelliera tedesca, Angela Merkel, per la prima volta avrebbe accostato Italia e Grecia: “Si trovano in una condizione estremamente fragile”. E mentre i cds per assicurarsi contro l’insolvenza italiana raggiungevano la soglia record di 422,5 punti, il differenziale di rendimento tra i titoli di stato decennali italiani e quelli tedeschi, considerati più sicuri, ha sfiorato i 370 punti. E’ il livello più alto raggiunto da quando la Bce, nella prima settimana di agosto, ha iniziato ad acquistare Btp sul mercato secondario in modo da ridurre lo spread e contenere così il costo del finanziamento del nostro debito. Segno che il rischio percepito dagli investitori torna a essere elevato, complici pure le incertezze che hanno caratterizzato l’approvazione della manovra per anticipare il pareggio di bilancio al 2013. D’altronde la stessa Bce ha fatto sapere di aver acquistato la settimana scorsa titoli di stato dei paesi dell’Eurozona (soprattutto Italia e Spagna) per 13,3 miliardi di euro, il doppio rispetto ai 6,6 miliardi della settimana prima. Il sostegno si rafforza, eppure lo spread torna ad allargarsi. L’aiuto della Bce, ha dichiarato Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia e prossimo presidente dell’Eurotower, “non può essere dato per scontato dai paesi membri”.
Né sarà sufficiente il rigore sui conti pubblici; così, se a Cernobbio nel fine settimana il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, aveva ribadito che “nessuno ha la bacchetta magica e in tanti bacchettano un po’ troppo”, ieri Draghi ha riecheggiato la citazione: “Non esiste una bacchetta magica per stimolare la crescita economica – ha spiegato – ma in diversi paesi europei dove la crescita è particolarmente bassa, il potenziale per attuare le riforme strutturali invocate da anni è amplissimo”. Piuttosto tranchant ieri anche il presidente uscente della Bce, Jean-Claude Trichet: il passo delle riforme strutturali nell’Eurozona, ha detto, “è ancora troppo lento”. Non solo: il presidente della Bce ha sostenuto che l’originario Patto di stabilità europeo sia stato diluito per responsabilità dei paesi maggiori (“Germania, Francia e Italia”). Per questo, ha concluso, l’Ue dovrebbe imporre misure rigoriste agli stati membri.
Intanto però la rischiosità dei debiti sovrani contagia gli istituti di credito: ieri l’indice bancario Stoxx Europe 600 ha chiuso a meno 5,5 per cento, raggiungendo i minimi da 29 mesi. E l’effetto non si avverte solo sui listini: “In questi giorni ci sono molti segnali che ricordano da vicino l’autunno del 2008”, ha commentato Josef Ackermann, numero uno di Deutsche Bank. I costi di finanziamento degli istituti di credito – concordano gli analisti – salgono di pari passo con il costo di finanziamento del debito pubblico, anche perché le banche europee, a partire proprio da quelle italiane, hanno in pancia buona parte dei titoli di debito pubblico. Il costo della raccolta in aumento, secondo alcuni operatori, si starebbe già riflettendo in tassi più alti per le imprese che chiedono capitali in prestito. A essere penalizzate saranno soprattutto le piccole imprese, con minore potere contrattuale vis-à-vis degli istituti. Banchieri come Corrado Passera (Intesa Sanpaolo) e Giuseppe Zadra (ex Abi, oggi presidente di Am Holding), hanno già iniziato a dirlo in pubblico.